Verità per Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2016, quinto anniversario della rivoluzione egiziana, scompare Giulio Regeni, studente di dottorato all’Università di Cambridge. È torturato e ucciso in Egitto, paese governato dal regime del generale al-Sisi, dove i diritti umani sono sempre più violati. Valigia Blu ripercorre con questa timeline tutte le tappe di una vicenda che ha visto susseguirsi smentite, depistaggi, indagini giudiziarie e giornalistiche, ipotesi di complotti, silenzi e accuse politiche.

Il corpo di Giulio viene ritrovato lungo il ciglio di una strada i primi giorni del mese di febbraio. Subito non c’è chiarezza sulle cause della morte. Le autorità egiziane infatti producono due differenti ricostruzioni. Inizialmente l’Egitto non collabora con gli inquirenti italiani che hanno aperto un’indagine. Non vengono ad esempio forniti tutte le prove richieste dalla Procura di Roma. Una situazione che porta il governo italiano a ritirare l’ambasciatore Maurizio Massari dall’Egitto, sostituito poi l’11 maggio da Giampaolo Cantini, tuttavia, non ancora operativo al Cairo.

Ancora oggi, sul versante delle indagini, non sono emerse grandi novità. Uno stallo che è anche politico, visto che, al di del là del ritiro dell’ambasciatore e delle richieste di collaborazione all’Egitto da parte del governo italiano, l’azione diplomatica non sembra avere ottenuto finora grandi risultati. In questo scenario, alcuni settori dell’informazione hanno accusato varie volte l’Università di Cambridge di scarsa collaborazione con i magistrati italiani. Università che però a Valigia Blu ha chiarito di essersi resa disponibile ad aiutare in tutti i modi gli inquirenti nella ricerca della verità e di non aver ricevuto nessuna richiesta di informazioni (o rogatoria) da parte della Procura.

Nel frattempo, in questi mesi, la famiglia di Giulio Regeni, amici e organizzazioni non governative hanno portato avanti appelli, petizioni e mobilitazioni per chiedere la verità sulla sua morte.

Verità per Giulio Regeni

Verità per Giulio Regeni
2017
agosto 15

New York Times: “La sicurezza egiziana ha ucciso Regeni. Le prove erano stato fornite all’Italia”

In un lungo e dettagliato articolo di Declan Walsh, pubblicato dal New York Times, si legge che "nelle settimane dopo la morte di Regeni, gli Stati Uniti ottennero informazioni d’intelligence esplosive dall’Egitto: le prove che la sicurezza egiziana aveva sequestrato, torturato e ucciso Regeni". Informazioni che, scrive ancora il giornalista, "su raccomandazione del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, gli Stati Uniti passarono al governo Renzi: ma per evitare di identificare la fonte, gli americani non condivisero l’informazione originale: non dissero quale agenzia della sicurezza egiziana credevano ci fosse dietro la morte di Regeni. «Non era chiaro chi aveva dato l’ordine di sequestrarlo e, probabilmente, ucciderlo», mi ha detto un altro ex funzionario". Inoltre, continua Walsh, "quello che gli americani sapevano per certo, e lo dissero agli italiani, era che la leadership egiziana era pienamente consapevole delle circostanze della morte di Regeni.«Non avevano dubbi che questo fosse noto agli alti vertici», ha detto l’altro funzionario. «Non so se fossero responsabili. Ma lo sapevano. Loro lo sapevano».". Una fonte di Palazzo Chigi, citata da Repubblica, a queste rivelazioni ha ribattuto che "nei contatti tra amministrazione USA e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all'omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l'altro lo stesso giornalista del New York Times, né tantomeno 'prove esplosive'".  
agosto 14

Alfano: “Presto l’ambasciatore italiano tornerà in Egitto”. La famiglia Regeni: “Una resa”

L'ambasciatore italiano tornerà presto al Cairo. "Alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti di Italia ed Egitto sull'omicidio di Giulio Regeni, (...) il governo italiano ha deciso di inviare l'Ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana", ha comunicato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. L'impegno dell'Italia, ha spiegato Alfano, "rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio, inviando a Il Cairo un autorevole interlocutore che avrà il compito di contribuire, tramite i contatti con le  autorità egiziane, al rafforzamento della cooperazione giudiziaria e, di conseguenza, alla ricerca della verità". In un comunicato la famiglia Regeni ha espresso "indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l'ambasciatore al Cairo": "Ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio. Solo quando avremo la verità l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità. La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte". Repubblica ha poi pubblicato un retroscena in cui vengono fornite le indicazioni presenti nella lettera d'incarico che il nuovo ambasciatore in Egitto dovrà seguire: "nella missiva un intero capitolo è dedicato al caso Regeni: Cantini arriverà in Egitto affiancato da una figura specifica che gestirà la cooperazione giudiziaria e investigativa con la procura generale del Cairo. Non è ancora stato deciso se si tratterà di un magistrato o di un ufficiale di polizia giudiziaria".
agosto 14

Nuovi documenti dall’Egitto. Procura di Roma: “Fatto passo in avanti”

La procura del Cairo ha trasmesso ai magistrati romani gli atti relativi a un nuovo interrogatorio cui sono stati sottoposti i poliziotti che hanno avuto un ruolo negli accertamenti sulla morte di Giulio Regeni, riporta l'Ansa. La consegna viene considerata "un passo avanti nella collaborazione", come viene sottolineato in una nota congiunta delle due procure. Il procuratore egiziano ha inoltre spiegato che è stata affidata a una società esterna l'attività di recupero dei video della metro. Durante la telefonata, è stato concordato un nuovo incontro tra i due uffici, che sarà organizzato dopo la riunione di settembre.
gennaio 24

I genitori di Giulio: «Siamo inarrestabili nel volere la verità»

Claudio Regeni e Paola Deffendi, i genitori di Giulio Regeni, hanno rilasciato (tramite il loro avvocato) un'intervista al quotidiano il Piccolo in cui, tra le altre cose, ribadiscono di attendere «giustizia e verità. Tutta» e ripetono la propria fermezza: «Sappiamo essere pazienti ma siamo inarrestabili».
gennaio 23

Pubblicato il video dell’incontro tra Giulio e il sindacalista Abdallah che lo denunciò come spia

Una tv di stato egiziana ha trasmesso un video, girato all'oscuro del ricercatore italiano, in cui si vede Giulio Regeni parlare in arabo con Mohamed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti egiziani, che, il 27 dicembre scorso, ha dichiarato all'edizione araba dell'Huffington Post, di aver denunciato Regeni alle forze di sicurezza sospettandolo di essere una spia. Il filmato è stato girato il 6 gennaio 2016 e, riporta l'Ansa, sarebbe stato fatto "con una apparecchiatura in dotazione alla polizia del Cairo nascosta in un bottone della camicia di Abdallah". Un elemento che "per chi indaga in Italia sull'omicidio del ricercatore friulano – riporta ancora l'agenzia stampa – conferma il coinvolgimento della polizia nella realizzazione del video". Sul punto, scrive Laura Cappon sul Fatto Quotidiano, "i servizi egiziani hanno ammesso di aver ricevuto, ma non di aver richiesto questo video e sostengono che Abdallah abbia deciso di riprendere furtivamente il ricercatore italiano di sua iniziativa". Il sindacalista egiziano a sua volta, intervistato telefonicamente da Amedeo Ricucci del Tg1, ha negato che il video gli sia stato commissionato dalle forze di sicurezza del Cairo. Viviana Mazza sul Corriere della Sera scrive che il filmato diffuso in Egitto è stato manipolato per far sembrare Regeni una spia e "gettare un'ombra sulle attività di Regeni e scagionare l'Egitto da ogni responsabilità nella sua morte". In quello originale fornito dalla procura di Roma alla stampa italiana si vede (qui la trascrizione del dialogo) Abdallah che, venuto a sapere di un finanziamento legato a un bando della fondazione britannica Antipode per progetti di "valore sociale" nelle aree sotto sviluppate, chiede al ricercatore italiano soldi per la sua famiglia. Regeni risponde in modo chiaro di non poter utilizzare quel denaro «a mio piacimento perché sono un accademico» e, nel corso della discussione, sottolinea anche il perché della sua presenza in Egitto: «Sono un ricercatore e mi interessa procedere nella mia ricerca - progetto. Il mio interesse è questo».
2016
dicembre 7

Dal Cairo tutta la documentazione ai magistrati italiani

La Procura di Roma e del Cairo, le due autorità giudiziarie che stanno indagando sull'omicidio di Giulio Regeni, in un comunicato congiunto, hanno scritto che "i magistrati della procura generale egiziana hanno consegnato tutta la documentazione richiesta dalla procura di Roma con la rogatoria del settembre scorso". La delegazione egiziana, durante il vertice in Italia sul caso Regeni, ha così fornito "il verbale delle dichiarazioni rese dal capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo da cui emerge come lo stesso abbia spontaneamente riferito alla polizia dei contatti da lui avuti con Giulio Regeni fino al 22 gennaio 2016". I magistrati italiani hanno ricevuto anche "un video dell'incontro avvenuto ai primi di gennaio tra Regeni e il capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo realizzato da quest'ultimo".
novembre 1

Egitto, i magistrati italiani ottengono i documenti di Giulio

Una delegazione della Procura di Roma è stata ricevuta al Cairo dal procuratore generale egiziano. Nel corso dell'incontro, si legge in comunicato congiunto dei due uffici giudiziari, "sono stati richiesti dalla Procura della Repubblica di Roma i documenti della vittima rinvenuti il 24 marzo, che sono stati immediatamente consegnati". Si tratta dei documenti (il passaporto, due tesserini universitari e bancomat) di Giulio Regeni trovati, nel marzo scorso, nell'abitazione della sorella di uno degli uomini indicati inizialmente dalla polizia egiziana come appartenente a un presunto gruppo criminale di 5 persone, uccise poi in un conflitto a fuoco. La donna ha però affermato, successivamente, che quei documenti sono stati portati a casa sua dagli agenti egiziani durante una perquisizione.
settembre 12

Liberato consulente in Egitto della famiglia Regeni: “Incarcerato per aver difeso Giulio”

Da persona libera (su cauzione) Ahmed Abdallah, consulente legale in Egitto della famiglia Regeni, in un'intervista a La Stampa, afferma che il vero motivo del suo arresto avvenuto il 25 aprile scorso era stato il suo impegno nel caso del ricercatore italiano: «mi hanno preso per Regeni. I poliziotti dell’ultima prigione in cui sono stato in isolamento non sapevano neppure cosa facessi o di cosa fossi presidente (ndr cioè della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecfr)), menzionavano solo Regeni». Negli interrogatori subiti il consulente spiega che «volevano sapere cosa avessi a che fare con Regeni, dicevano che la mia relazione con lui faceva di me un soggetto pericoloso. Ma io non gli ho mai risposto, nulla». Inoltre, Abdallah denuncia anche di essere stato picchiato mentre era in prigione: «volevano che consegnassi loro il mio iPhone. Sapevano che ne avevo uno e lo nascondevo, colpivano duro sulle spalle, ma non hanno ottenuto nulla».  
settembre 9

Nuovo vertice a Roma tra pm italiani ed egiziani: “Polizia del Cairo indagò sul ricercatore per 3 giorni”

Al termine del vertice svoltosi a Roma tra i magistrati italiani e quelli egiziani, una nota congiunta sancisce "l'impegno da parte dei due uffici a proseguire nello scambio di atti e informazioni al fine di pervenire all'obiettivo comune e cioè accertare la verità sulla morte di Giulio Regeni", riporta Repubblica.  Il procuratore egiziano, Nabeel Sadek, ha dichiarato "di aver accertato che la polizia del Cairo, in data 7 gennaio 2016, ha ricevuto dal Capo del sindacato indipendente dei rivenditori ambulanti un esposto su Regeni a seguito del quale la polizia ha eseguito accertamenti sull'attività dello stesso". Verifiche durate tre giorni che però, sempre secondo quanto riferito da Sadek, non hanno  riscontrato "alcuna attività di interesse per la sicurezza nazionale e, quindi, sono cessati gli accertamenti". Per quanto riguarda i tabulati telefonici,  la procura egiziana non ha consegnato i dati grezzi ma una "completa e approfondita relazione sull'esame del traffico delle celle che coprono l'area della zona della scomparsa e del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni". I magistrati italiani hanno invece consegnato il personal computer del ragazzo e i dati sulle conversazioni che ha avuto in Italia nel periodo natalizio prima della sua partenza per l'Egitto. C'è stato anche l'impegno comune per il recupero dei video di sorveglianza delle metropolitane utilizzate da Regeni il giorno della sua scomparsa.
settembre 7

Cambridge invia documenti alla Procura di Roma

L'agenzia Ansa scrive che ai pm romani sono arrivati documenti da Cambridge sull’attività svolta da Giulio Regeni per conto dell’Università. Un'altra tranche di materiali dovrebbe arrivare dal College di Girton, altra struttura dell’Università britannica nella quale studiava il ragazzo italiano.  
settembre 7

Nuove rivelazioni sull’autopsia italiana sul corpo di Giulio Regeni

I media pubblicano nuove rivelazioni sull'autopsia svolta in Italia mesi fa sul corpo di Giulio Regeni. Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera scrive che il documento «nella sua crudezza fornisce ulteriori elementi per smentire, una volta di più, la tesi della rapina degenerata in omicidio ad opera della banda criminale annientata nel marzo scorso, nel blitz da cui saltarono fuori il passaporto e altri effetti personali del giovane ricercatore friulano». Le ferite individuate dai medici legali, in punti diversi del corpo, sarebbero superficiali e sembrano comporre lettere dell’alfabeto (apparentemente slegate tra loro). Un altro elemento emerso sarebbe «le imponenti lesioni cranico-cervico-dorsali» che hanno provocato la morte del ragazzo italiano. La famiglia Regeni, commentando il referto, afferma che quanto emerso rivela il «totale disprezzo per Giulio e le violazioni estreme e ostentate di tutti i suoi diritti». La speranza, dicono i suoi genitori, è che il corpo della vittima «possa aiutare a fare luce sui suoi assassini, come in passato ci ha aiutato a evitare i depistaggi, per esempio documentando che non c’erano tracce di uso di droghe o alcol».        
agosto 26

Egitto, liberato l’avvocato che denuciò la scomparsa di Regeni

Liberato l'avvocato egiziano Malek Adly, tra i primi a denunciare la scomparsa del ricercatore italiano. L'uomo era stato arrestato ai primi di maggio in connessione con le proteste per la cessione del governo delle isole Tiran e Sanafir all'Arabia Saudita. Era stato accusato di incitamento alla protesta, diffusione di false notizie e minaccia alla stabilità e all'unità nazionale.
agosto 22

La famiglia Regeni contro Al Sisi

Il presidente egiziano Abdel Fatah Al Sisi, in un incontro con i giornalisti locali, ha sottolineato «apprezzamento per i commenti positivi del presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi», sostenendo che «in Italia comprendono che stiamo collaborando con loro e che siamo desiderosi di scoprire la verità». I genitori di Giulio Regeni hanno commentato – attraverso il loro legale – le parole del presidente egiziano: «Non capiamo a quali dichiarazioni positive faccia riferimento Al Sisi né a quale solidarietà alluda, atteso che ad oggi le indagini sono ancora in una fase di stallo e nessuna risposta concreta ci è stata fornita dalle autorità egiziane».
agosto 10

Il Senatore Barani (Ala) in Egitto: “Renzi lo sa che il governo egiziano è innocente”

In visita al Cairo, accompagnato da una ristretta delegazione di imprenditori italiani, il senatore Lucio Barani, capogruppo di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Ala), ha detto che il governo egiziano non ha alcuna responsabilità nell’uccisione di Giulio Regeni, elogiando gli sforzi egiziani per scoprire la verità. Parole che in Egitto hanno avuto risonanza, perché, spiega Brahim Maarad sull’Espresso, «al Cairo, Barani viene presentato in più occasioni come capogruppo della maggioranza parlamentare di Roma e quindi ogni sua affermazione viene ripresa, in particolare dai mezzi filogovernativi, come dichiarazioni ufficiali del governo italiano». Intanto, il governo egiziano ha approvato cinque accordi di esplorazione e perforazione per gas e greggio con alcuni gruppi stranieri, in vista del voto finale del Parlamento, tra i quali ci sono Eni ed Edison.
agosto 3

Caso Regeni: Cambridge respinge le accuse di Matteo Renzi

Contatto da Repubblica, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha definito "inspiegabile" la poca collaborazione dei docenti di Cambridge con le autorità giudiziarie italiane, chiedendo alla premier britannica Teresa May «di spendere la sua autorevolezza nel chiedere ai docenti di Cambridge di collaborare con le autorità giudiziarie italiane». Riguardo questa richiesta, scrive il Guardian, il governo britannico si è rifiutato di commentare non fornendo alcun dettaglio. Un portavoce dell'Università di Cambridge, sentito da Cambridge news, ha però respinto quanto sostenuto da Renzi, dicendo che l'Università ha collaborato pienamente e che vorrebbe continuare a farlo, ribadendo quanto già dichiarato ufficialmente sia a Valigia Blu che al Guardian nei mesi scorsi.
luglio 25

Fiaccolata per Giulio Regeni a sei mesi dalla sua scomparsa

A sei mesi dalla scomparsa del ricercatore italiano al Cairo, si è svolta una fiaccolata in suo ricordo a Roma, davanti al Pantheon. Riccardo Noury, presidente di Amnesty International Italia, tra gli organizzatori dell'iniziativa, ha detto: «Con questa manifestazione vogliamo ridare luce alla campagna per Giulio Regeni che purtroppo non ha ancora ottenuto alcun risultato. Il governo italiano non dimentichi Giulio. Chiediamo ai due governi di fare il massimo. A quello egiziano di dire la verità e a quello italiano di pretenderla». Durante il sit-in sono intervenuti, in collegamento telefonico, anche i genitori di Giulio Regeni: «Sono trascorsi ormai sei mesi dalla sparizione del nostro Giulio. Siamo qui a chiedere sempre più forte verità e giustizia».
luglio 13

Rapporto Amnesty sull’Egitto: centinaia di persone scomparse e torturate

Un nuovo rapporto di Amnesty International rivela similitudini tra i segni di tortura sul corpo di Giulio Regeni e quelli sugli egiziani morti in custodia dello stato. Ciò lascia supporre - scrive Amnesty - che la sua morte sia stata solo la punta dell'iceberg e che possa far parte di una più ampia serie di sparizioni forzate ad opera dei servizi d'intelligence in tutto il paese.
giugno 30

Emendamento “Regeni”: Parlamento blocca forniture F-16 all’Egitto

Il Senato approva un emendamento cosiddetto "Regeni" che prevede l'interruzione della fornitura gratuita di pezzi di ricambio, per gli aerei F-16, all'aviazione militare egiziana. Pochi giorni prima, riporta La Stampa, il Ministero dello Sviluppo Economico concede a un'azienda italiana l'autorizzazione per l’esportazione di una tecnologia di sorveglianza del traffico internet in Egitto. Il cliente finale è il Technical Research Department (TRD) e si tratterebbe «di un’unità opaca, autonoma e priva di controlli democratici dell’intelligence e degli apparati egiziani». Amnesty Italia definisce "un primo passo" l'emendamento votato al Senato, ma chiede anche di sospendere tutte le forniture militari e di software per la sorveglianza all’Egitto.
giugno 25

Amnesty, twitter action per chiedere #VeritàperGiulioRegeni

Il 25 e 26 giugno, a cinque mesi dalla scomparsa del ricercatore friulano e in occasione della Giornata internazionale per le vittime di tortura, Amnesty International organizza una mobilitazione on line per riportare al centro dell'attenzione il caso Regeni. Amnesty chiede a tutti di inviare il proprio tweet a @matteorenzi e @paologentiloni per chiedere #VeritàperGiulioRegeni
giugno 23

Ministero Esteri egiziano contro Amnesty International Italia

Abu Zeid, portavoce del ministero degli Esteri egiziano, critica Amnesty International per il suo attacco all’Egitto. Abu Zeid dichiara di essere sorpreso che nella lettera inviata da Amnesty al ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, non si faccia minimamente cenno all’Università di Cambridge e al suo rifiuto di collaborare con gli investigatori italiani.  
giugno 18

Vice Ministro degli Affari esteri contro Cambridge: “Vergognatevi”

Nonostante Cambridge abbia smentito le accuse di mancata collaborazione con i magistrati e nonostante la Procura abbia successivamente confermato la versione dell'università inglese, il vice ministro degli Affari Esteri accusa pubblicamente Cambridge in un tweet, scrivendo loro di vergognarsi. Il Guardian titola: "Il Governo italiano attacca Cambridge". Il giorno successivo, Cambridge sempre sul Guardian smentisce le "false dichiarazioni" di Giro. Qui il comunicato ufficiale sul sito dell'Università.  
giugno 17

La Procura di Roma conferma la versione di Cambridge

La Procura di Roma rilascia una dichiarazione all'Ansa in cui sostanzialmente conferma la versione di Cambridge e precisa che la rogatoria era verso singoli docenti. Ufficialmente, un solo docente di Cambridge è stato sentito dalla Procura e si tratta di Maha Abdrerrahman, che secondo la stessa Procura avrebbe risposto via mail alle loro domande, anche se per gli inquirenti le risposte non sono soddisfacenti e non chiariscono i dubbi. Chi siano le altre persone sentite ancora non si sa.
giugno 16

Cambridge risponde a Valigia Blu: “Mai rifiutati di collaborare”

"L'Università di Cambridge non si è mai rifiutata di collaborare con le autorità italiane" e "non ha ricevuto alcuna richiesta di informazioni da parte di pubblici ministeri italiani". Queste sono le dichiarazioni ufficiali dell'università inglese a Valigia Blu.   
giugno 15

La madre di Giulio: “Azioni, non commemorazioni”

Parlando alla commissione Diritti Umani del parlamento di Bruxelles, Paola e Claudio Regeni chiedono espressamente al governo italiano e all’Unione europea di dichiarare l'Egitto paese non sicuro e di richiamare gli ambasciatori degli Stati membri dal Cairo. “Tutti mi chiedono cosa fa il governo, cosa fa l'Unione europea io dico: basta commemorazioni, ora azioni". La madre di Giulio ha detto di sentire solo il vuoto da parte delle autorità italiane: "Abbiamo una documentazione di 266 foto, non vorremmo mostrarle mai". I Regeni hanno detto di essere in possesso anche di 225 pagine di relazione sull'autopsia. Renzi risponde: "Il nostro impegno continua".  
giugno 14

Sinistra Italiana propone una commissione d’inchiesta parlamentare

Sinistra italiana propone una “commissione di inchiesta monocamerale” sul caso di Giulio Regeni, composta da 20 deputati, che abbia “poteri analoghi alla magistratura ordinaria” e che non si sovrapponga al lavoro della Procura di Roma.
giugno 14

Teorie complottiste contro Cambridge

A quattro mesi dal ritrovamento del giovane ricercatore italiano, le indagini sull’assassinio sono ferme. Intanto sui media è scoppiata nuovamente la polemica sulla responsabilità della morte di Giulio Regeni da parte dell'università inglese dove studiava. Dopo il rifiuto da parte di alcuni docenti di Cambridge di rispondere alla domande degli inquirenti italiani, infatti, sono state avanzate accuse che hanno nuovamente scatenato teorie complottiste, basate su sospetti e non su fatti.  
giugno 8

Media italiani: “L’Università di Cambridge non collabora”

Tra il 7 e l'8 giugno diversi articoli sui media italiani raccontano che l’Università di Cambridge non starebbe collaborando alle indagini e che i docenti che supervisionavano i lavori di Regeni non avrebbero voluto rispondere alle domande dei magistrati italiani sulle ricerche sui sindacati egiziani. Inoltre, in un articolo on line (in inglese) del 7 giugno l’Ansa scriveva che, secondo fonti giudiziarie, i docenti si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del pubblico ministero di Roma Sergio Colaiocco, i funzionari dello Sco e gli ufficiali dei Ros, andati in Inghilterra per interrogarli con rogatorie internazionali.
giugno 6

Paola Regeni commemora Giulio all’Università di Cambridge

Paola Regeni interviene a una commemorazione organizzata dall’Università di Cambridge. Nel discorso tenuto all’università inglese, la madre di Giulio chiede verità, giustizia e collaborazione fattiva per dare una risposta alla crudeltà gratuita che ha sottratto agli affetti e alla comunità scientifica il giovane ricercatore friulano.
maggio 27

La madre di Regeni lancia un appello

La madre di Giulio, Paola Defendi Regeni, lancia un appello: "Tutti quelli che sanno, hanno visto o sentito cosa è successo a Giulio in quei terribili otto giorni, lo dicano". Sulla carta non ci sono spiegazioni logiche del motivo che impedisce al presidente Abdel Fattah al Sisi di rispondere alla richiesta di collaborazione da parte dell’Italia, suo maggiore partner economico nella Ue. Dell’azione politica del governo Renzi sull’Egitto si sono perse le tracce.
maggio 25

Quattro mesi dopo, tutto fermo

A quattro mesi dalla morte di Giulio Regeni, il bilancio giudiziario è fermo in attesa di sviluppi che possano venire una volta terminata la traduzione dei documenti. Sul piano politico la situazione è, se possibile, anche peggiore. L’8 aprile, all’esito del pressoché inutile incontro romano tra inquirenti e investigatori dei due paesi, il ministro degli Esteri richiamò a Roma l’ambasciatore per consultazioni; dopodiché il rappresentante diplomatico è stato sostituito, ma le relazioni sono di fatto interrotte. Da allora il governo non ha fatto nessuna ulteriore mossa.  
maggio 11

Nuovo ambasciatore italiano in Egitto

Viene nominato il nuovo ambasciatore in Egitto. È Giampaolo Cantini, ex Direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina. Per ora non ancora insediato al Cairo.
aprile 24

Arrestato in Egitto consulente della famiglia Regeni

Viene arrestato in Egitto Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d'amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), una ong offre attività di consulenza sul caso alla famiglia Regeni, che fa sapere di essere "angosciata" per l'arresto dell'avvocato. Le accuse per Abdallah sono di istigazione alla violenza per rovesciare il governo, adesione a un gruppo "terroristico" e promozione del "terrorismo".
aprile 15

Proteste al Cairo contro il Governo

Al grido di "via Sisi", "la terra ci appartiene" e altri slogan scanditi durante la primavera araba del 2011, tantissimi egiziani scendono in piazza per chiedere le dimissioni del presidente Abdul Fattah Al Sisi. Almeno 100 persone sarebbero state arrestate. Per molti il governo ha gestito male una serie di crisi: dall'indagine sull'uccisione di Giulio Regeni che ha richiamato l'attenzione sulle denunce di brutalità da parte delle polizia, alla bomba che ha colpito l'aereo di linea russo nella penisola del Sinai lo scorso ottobre.
aprile 7

L’Italia ritira l’ambasciatore in Egitto

Il 7 e 8 aprile si tiene il primo vertice tra le autorità italiane e quelle egiziane: l'incontro si rivela un sostanziale fallimento. Dal comunicato diramato dalla Procura di Roma emerge la forte delusione di inquirenti e investigatori che non hanno viste soddisfatte le richieste avanzate per rogatoria l'8 febbraio scorso. Di fatto la collaborazione con l'autorità giudiziaria egiziana è interrotta. L'Italia richiama l'ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari.
marzo 29

I genitori di Giulio Regeni in Parlamento

I genitori di Regeni partecipano a una conferenza stampa in Senato con Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani, gli avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale e il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury. La madre del ricercatore ha chiesto un'azione forte del governo italiano: "È dal 25 sera quando è scomparso Giulio che attendiamo una risposta".
marzo 25

Nessun legame tra i sequestratori e l’omicidio Regeni

I siti dei giornali 'Al Masry Al Youm' e 'Al Shourouk' smentiscono il legame della banda di criminali con il caso di Giulio Regeni. Come fa anche il quotidiano filogovernativo Al-Ahram. Gli investigatori italiani presenti in Egitto hanno espresso forti dubbi sulla veridicità della versione ufficiale e attendono l'esito di ulteriori indagini. 
marzo 24

Morti i presunti sequestratori di Regeni

Il ministero dell’Interno annuncia che sono stati uccisi cinque sequestratori legati alla morte di Regeni (tre giorni dopo lo stesso ministro farà dietrofront e negherà). Nell’abitazione della sorella del capobanda sarebbe stata trovata una borsa con all’interno i documenti di identità del ricercatore italiano. Il ministro dell’Interno egiziano pubblica la foto su Facebook.
marzo 14

Pm italiani invitati al Cairo

Gli inquirenti italiani che stanno indagando sull’omicidio del giovane ricercatore si recano al Cairo per essere informati degli ultimi sviluppi investigativi relativi alla morte di Regeni. Si tratta di un cambio di rotta da parte delle autorità egiziane, rispetto a pochi giorni prima. Da ora in poi sarà il Procuratore Generale della Repubblica Araba d'Egitto, Nabil Ahmed Sadek, l'unico interlocutore dei magistrati romani che indagano sull'omicidio.
marzo 10

Ue: “Stop alla cooperazione con l’Egitto”

Il Parlamento europeo approva una risoluzione ‘bipartisan’ — presentata da tutti i gruppi (escluso lo Efn di Le Pen e Salvini) — in cui si “condanna con forza la tortura e l’assassinio del cittadino europeo Giulio Regeni” in Egitto. Gli eurodeputati chiedono al Cairo di fornire alle autorità italiane tutti i documenti e le informazioni necessarie. Nel testo viene raccomandata anche la sospensione di aiuti militari e assistenza all’Egitto.
marzo 8

Egitto: “L’inchiesta la conduciamo noi”

Il procuratore aggiunto di Giza, Hassam Nassar, chiarisce ai cronisti di Repubblica in Egitto il tenore della cooperazione investigativa italo-egiziana sulla morte di Giulio Regeni: "L’inchiesta la conduco io. E la polizia egiziana. Con la magistratura italiana scambiamo informazioni". Il procuratore ha inoltre rivelato tre particolari, da lui stesso definiti “certezze”, emersi dall’inchiesta: Giulio Regeni sarebbe morto non più tardi delle 24 ore precedenti il ritrovamento del suo corpo. Le violenze che ha subito sarebbero state inflitte tutte in un’unica soluzione tra le 10 e le 14 ore precedenti la sua morte. Infine, secondo le indagini finora svolte, Regeni il giorno della sua scomparsa era all’interno della stazione della metropolitana di El Behoos.
marzo 7

L’Egitto non consegna i documenti richiesti

Gli atti trasmessi finora dall’autorità giudiziaria egiziana a quella italiana sono incompleti e insufficienti, secondo la Procura di Roma. Mancano i verbali di alcune testimonianze, i dati delle celle telefoniche e i video delle telecamere di sorveglianza di metropolitane e negozi del quartiere nel quale Regeni viveva e dal quale è sparito il 25 gennaio scorso. Documenti dei quali la procura di Roma aveva fatto esplicita richiesta.
marzo 2

Arrivano i primi documenti dall’Egitto

Arrivano all’ambasciata italiana al Cairo i primi materiali investigativi richiesti nelle scorse settimane dalla Procura di Roma. Si tratta di informazioni relative a interrogatori di testimoni da parte delle autorità egiziane, al traffico telefonico del cellulare di Giulio Regeni e a una parziale sintesi degli elementi emersi dall’autopsia. Mancano però ancora all’appello altri materiali informativi richiesti.
marzo 1

Reuters: “Torturato per giorni”

Reuters riporta una dichiarazione del direttore del dipartimento di medicina forense del Cairo, Hisham Abdel Hamid, in merito all'autopsia condotta in Egitto. Secondo quanto appreso dall'agenzia di notizie, Giulio Regeni è stato torturato per cinque-sette giorni, tre volte, con intervalli di 10-14 ore, prima di morire. Il ministero della Giustizia del Cairo smentisce questa ricostruzione, aggiungendo che Abdel Hamid non avrebbe reso nessuna deposizione. Il ministero non ha però smentito i dettagli sulla modalità delle torture rivelati all’agenzia.
febbraio 26

Fonti della Procura: “Ucciso per i suoi studi”

Secondo indiscrezioni interne alla Procura di Roma, il movente dell’omicidio sarebbe da individuare nell'attività di studio che Regeni stava portando avanti al Cairo. I giudici italiani hanno richiesto le password alle società che gestiscono i maggiori social network, per provare a ricostruire gli spostamenti effettuati dal ricercatore con la geolocalizzazione.
febbraio 25

Sit-in davanti all’ambasciata egiziana a Roma

La Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Associazione Antigone e Amnesty Italia organizzano un sit-in davanti all'ambasciata egiziana a Roma, per tenere alta l’attenzione a poco meno di un mese dall’uccisione del giovane ricercatore.    
febbraio 24

Egitto: “Ucciso per una vendetta personale”

Il ministero dell'Interno egiziano diffonde una nota nella quale sostiene il movente della "vendetta personale". Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, risponde poche ore dopo chiedendo che tutti i documenti sonori, i filmati e gli atti della procura di Giza vengano consegnati immediatamente agli agenti italiani.  
febbraio 15

Petizione dei ricercatori al Parlamento inglese

Hannah Waddilove, una ricercatrice all’università di Warwick, e Neil Pyper, accademico e amico di Giulio, chiedono sostegno per la petizione al Parlamento inglese per un’indagine indipendente e imparziale. L’omicidio di Giulio Regeni, scrivono i due universitari, è una violazione della libertà accademica. È responsabilità del governo rispondere quando la libertà di fare ricerca è violata.
febbraio 13

New York Times: “Regeni preso da alcuni agenti di polizia”

Tre fonti egiziane coinvolte nelle indagini sull'omicidio riferiscono al New York Times che Regeni sarebbe stato "preso" da alcuni agenti di polizia al Cairo lo scorso 25 gennaio. Secondo una delle fonti, Regeni sarebbe stato portato via perché avrebbe reagito in maniera brusca agli agenti che lo avevano fermato.
febbraio 12

Si celebrano i funerali di Giulio Regeni

febbraio 10

Scartata l’ipotesi della rapina

Secondo l’informativa arrivata alla Procura di Roma dall’Egitto, Regeni frequentava ricercatori, docenti, giovani attivisti e non vi è nessun elemento che colleghi la morte a una rapina
febbraio 10

Il responsabile egiziano per le indagini è un torturatore condannato

L’agente investigativo in Egitto a cui è stato affidato il caso di Regeni è Khaled Shalabi, condannato dal tribunale penale di Alessandria nel 2003 per aver falsificato un rapporto di polizia e aver torturato a morte un uomo, scrive l'attivista dei diritti umani Mona Seif. La pena di un anno di carcere è stata poi sospesa. 
febbraio 9

“Regeni non apparteneva ai servizi segreti”

Rispondendo a un’interrogazione alla Camera sulla morte al Cairo del ricercatore italiano, Benedetto della Vedova, sottosegretario di Stato per gli affari esteri, smentisce che Regeni appartenesse ai servizi segreti italiani. Dal Cairo, intanto, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ribadisce che l’Egitto non è coinvolto.
febbraio 9

Primo rapporto della Procura di Roma

Lo scorso dicembre, Regeni aveva partecipato al Cairo a un incontro presso il Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati, cui avevano preso parte esponenti locali del sindacato indipendente.  
febbraio 9

Scomparso il cellulare del ricercatore

Il computer portatile di Giulio Regeni è nelle mani degli inquirenti di Roma. Non è stato invece ritrovato il suo cellulare.  
febbraio 8

Petizione #JusticeForGiulio

Gli amici di Giulio Regeni lanciano una petizione su Change.org per chiedere verità e giustizia sulla sua morte. Inoltre, più di 4.600 docenti universitari di tutto il mondo firmano una lettera aperta, chiedendo un’indagine sul crescente numero di sparizioni forzate in Egitto e la verità dietro l’uccisione del ricercatore italiano.
febbraio 8

L’Egitto respinge le accuse di coinvolgimento

Il ministro dell’Interno egiziano, Magdi Abdel Ghaffar, respinge le accuse di un coinvolgimento della polizia nell’omicidio: "Ci sono diverse voci che si ripetono sulle pagine dei giornali che insinuano che possano esserci le forze di sicurezza dietro all’incidente. È inaccettabile. Questa non è la nostra politica".
febbraio 8

La Procura di Roma ascolta i genitori di Regeni

Il team di forze dell’ordine italiane mandato nei giorni scorsi al Cairo attende di entrare in possesso della documentazione dell’inchiesta egiziana. Intanto in Italia, i pm della Procura di Roma ascoltano i genitori di Regeni: il figlio non avrebbe mai fatto cenno a rischi imminenti per la propria incolumità, sebbene fosse consapevole di trovarsi in una realtà difficile dal punto vista politico.
febbraio 7

Viene effettuata l’autopsia

L'autopsia conferma che Regeni è morto in seguito a una frattura della vertebra cervicale, provocata da un violento colpo al collo. Sul corpo sono stati riscontrati segni di tortura.
febbraio 6

La salma di Giulio Regeni arriva in Italia

febbraio 5

L’Italia manda gli investigatori in Egitto

Gli investigatori italiani partono per collaborare con la polizia egiziana. Il Ministro dell'Interno Angelino Alfano: "Sono convinto che al Sisi (Presidente della Repubblica egiziana) non si sottrarrà alla collaborazione e che i buoni rapporti con l’Egitto siano un fluidificante per aiutare nella ricerca della verità".
febbraio 4

Molta confusione sulle cause della morte

Arriva la conferma: il corpo trovato è quello di Regeni. C’è però molta confusione sulle cause. Secondo il procuratore egiziano, sul corpo del ragazzo ci sarebbero segni di tortura, mentre il direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza dice che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni chiede “verità”. La Procura di Roma apre un'indagine per il reato di omicidio.
febbraio 3

Ritrovato il corpo di Giulio Regeni

Viene ritrovato il corpo di Giulio Regeni in un fosso al Cairo in una zona periferica della città. La conferma da parte delle autorità arriverà nelle ore successive.
febbraio 1

Su twitter l’hashtag #whereisgiulio

Su Twitter amici, conoscenti, colleghi, utenti chiedono e inviano informazioni utilizzando l’hashtag #whereisgiulio.
gennaio 25

Scompare Giulio Regeni

Scompare al Cairo il ricercatore italiano Giulio Regeni, studente di dottorato all'Università di Cambridge.

 


24 giugno 2016